Malapizza

C’era una volta in un Bel Paese un’agenzia che  era invidiata da tutti gli altri paesi vicini per l’ottimo servizio che offriva. Era la Produzione Civile, un organo nazionale che produceva pizze in abbondanza. Poteva creare ristoranti, fast-food, e altri luoghi dove la gente poteva consumare il pasto, ma non solo:  soprattutto portava la pizza lì dove ce n’era bisogno, a chi aveva fame.
Anche la Produzione Civile, come tante altre Produzioni della nazione era gestita in maniera gerarchica, con tanti pizzaioli volontari e con un Capo, con delle dipendenze e delle responsabilità.
Ma la Produzione Civile non era la sola che offriva questo genere di servizi: vi erano infatti molte altre società nel Bel Paese che aiutavano ed affiancavano questo tipo di attività. Questi altri signori proprietari di altre aziende però, quando volevano produr qualcosa non potevano farla e basta, doveva vincere una gara, indetta dal gentil signore che richiedeva i lavori.
Questo avveniva poiché le ditte erano dei privati signori e non nazionali come la Produzione Civile, che per questo non concorreva alle gare.

Arrivò il giorno della festa del Bel Paese: 100 anni dall’unione dello Stato, un grande evento.
Ma tutti i cittadini responsabili di organizzare la festa si erano scordati di preparare le pizze e di allestire i ristoranti e le pizzerie per tempo.

Fu così che il signor Miller ebbe un idea: di fare soldi alla maniera del re Tartini, cercando di non far le gare, ma sol di vincerle.

Miller penso che se il lavoro fosse stato affidato alla Produzione Civile e se l’avesse affiancata non avrebbe fatto nessuna gara, con qualche favore prima e qualcuno poi sarebbe stato chiamato a far molti dei ristoranti e a procurare gli ingredienti per le pizze. Senza concorrenti, pensò, avrebbe guadagnato molto, e aveva pure la libertà di far quel che voleva, purché fosse fatto nei tempi.

Fu così che per un’ingiustificata mancanza di tempo il compito di risolvere il problema fu affidato alla Produzione Civile, ed il piano di Miller andava a gonfie vele.

Ma nel Bel Paese per fortuna c’erano anche le Guardie che controllavano le ditte di produzione appurando che tutte le leggi fossero rispettate.
Accadde che intercettando le brutte parole del signor Miller e dei sui amici si scoprì la verità.

Questa cosa però non piacque a chi  governava il Bel Paese e si fece di tutto per screditare chi voleva agire per la giustizia.

Le Grandi Guardie che lavoravano per incastrare i cattivi vennero così  insultate, e i governatori del Bel Paese la facevano da padroni, a spese dei cittadini.
Per farlo fu sufficiente dire che tutti gli altri e le Guardie “erano contro il governo del Bel Paese, e soprattutto contro il suo capo” che “volevano ostruire le imprese che il governo faceva per il Bel Paese” e che “non avevano nessun rispetto per la Produzione Civile e per chi faceva le pizze, e così facendo offendevano tutti i cittadini di Bel Paese che la mangiavano“.

I processi divennero brevi, troppo brevi per condannare qualcuno; alle Grandi Guardi furono tolti poteri e spesso non riuscivano più come le Guardie a finire le loro indagini, perché non potevano fare abbastanza intercettazioni, o perché non potevano indagare certe persone.

Così c’erano però pizze per tutti.
Certo, non tutti potevano fare i pizzaioli o avere un lavoro, o permettersi di pagare le pizze, ma tutti dovevano pagare le tasse per permettere alle aziende come quelle del signor Miller di cucinar le pizze, anche se poi molti ristoranti venivano abbandonati e le pizze buttate.
Il motto del governo era forte: “Più pizze per tutti!”

Un giorno un altro cittadino trovo un modo per far dei soldi anche lui, ed iniziò ad intimidire le aziende con minacce per farsi dare del denaro. Lo chiamò il Pizzo.
Ma questa è un’altra storia…

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2 Responses to “Malapizza”


  1. 1 DnaX 27 febbraio, 2010 alle 4:53 pm

    Oh da dove ti è venuta fuori questa esternazione così romanzata?

  2. 2 Agne 5 marzo, 2010 alle 10:04 pm

    Lo so io che c’è sempre una retrospettiva romanzata nei tuoi meandri .


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