Protesta e coerenza

Ogni tempo ha il suo fascismo. A questo si arriva in molti modi, non solo con il terrore e l’intimidazione poliziesca, ma anche distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti sottili modi la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine

Primo Levi, 8 Maggio 1974

Parto da questa frase per esprimere un concetto che mi mette molto in difficoltà, soprattutto in un momento come questo dove si avrebbe solo voglia di andare a Montecitorio per riprenderci con la forza i nostri diritti di studenti. Nelle varie mobilitazioni studentesche di questi giorni non riesco a fare a meno di vedere una grande contraddizione: quella tra idee e azioni. E’ un errore che fanno in molti al giorno d’oggi, soprattutto in parlamento ma questa non è una giustificazione per un movimento come il nostro. Mi spiego meglio: da una parte la reale volontà di noi studenti di proporre qualcosa di nuovo, che rompa una volta per tutte i vecchi schemi e sia realmente efficace nella lotta per la difesa della nostra amata scuola. Dall’altra l’evidente ritorno alle solite battaglie ideologiche, ai soliti strumenti di lotta  che vengono prima della reale necessità di usarli, all’ipocrisia di ritenersi e definirsi antifascisti ma poi agire in modo opposto. Il contesto culturale e sociale è profondamente diverso da un tempo, le battaglie sono diverse e anche il modo di combatterle deve essere tale. Se già quarant’anni fa bastava una menzogna detta bene per distruggere tutto quello che noi studenti ci sforziamo di ottenere con grande fatica, figuriamoci adesso! Berlusconi non aspetta altro che una bottigliata in testa a un ragazzo neofascista per iniziare la repressione. Non fraintendetemi, non sarà quello a fermare la nostra protesta. Lo so, che voi quanto me siete disposti a finire un paio di notti in carcere e prendere qualche manganellata piuttosto di giocarvi il futuro, ma l’azione violenta non deve partire da noi, mai! E noi giovani, definiti non a caso la speranza del futuro, dobbiamo essere, durante la nostra lotta, portatori di un messaggio di pace, non di violenza. Forse non cambierà molto ai fini pratici. E’ vero, le botte fanno male comunque. Ma quando comincerà la repressione violenta sarà importante per la nostra unità e per la coerenza delle nostre idee che gli studenti restino dalla parte giusta. Dobbiamo essere inattaccabili, come inattaccabili sono le nostre posizioni. Facciamo in modo che l’azione rispecchi una volta tanto il nostro pensiero e allora avremmo ottenuto veramente qualcosa di grande, di innovativo e di ispirazione per tutti quelli che ci stanno a guardare. Perché questa non sia solo una protesta abrogativa ma l’inizio di una rivoluzione di valori di cui noi dobbiamo farci portatori. Tornando alle parole di Primo Levi, ci sono molti modi di essere fascisti anche al giorno d’oggi. Noi dobbiamo condannarli tutti, in modo coerente e intelligente anche se questo significa prendere posizioni forti e magari non condivise da tutti.

Ed è proprio per questo motivo che sono fiero di come si è comportato il collettivo del Dini di fronte a quello che io definirei l’espressione del qualunquismo berlusconiano di noi studenti. Di fronte a una manciata di ragazzotti occupanti, senza uno minimo di idee politiche, uno straccio di programma e senza aver chiesto il consenso a nessuno, portando avanti un’azione illegittima e “fascisteggiante”, se mi passate il termine, spinti soltanto dalla voglia, anzi no, dalla non voglia di andare a scuola, il nostro collettivo (e non solo, per rendere giustizia anche a chi al collettivo non è mai venuto) ha dimostrato la sua superiorità comportandosi in modo esemplare. Abbiamo assunto l’atteggiamento che più spaventa il nostro presidente del consiglio, dialogando con gli “occupanti”, soprassedendo alla serie di insulti che sono stati mossi e tentando di trovare un punto di unione.

Porto questo esempio a riconferma di ciò che ho detto prima. Il risultato non è stato differente: gli occupanti infatti sono rimasti barricati nella scuola fino alla mattina dopo. Tuttavia la coerenza con cui sono state portate avanti le nostre idee ha portato al nostro movimento più forza e determinazione e queste ci serviranno a tener duro quando gli altri molleranno. Che l’esempio del nostro liceo sia di ispirazione anche alle altre scuole e, perché no, anche a chi guarda la protesta da fuori.

– Alessandro Dinisi

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1 Response to “Protesta e coerenza”


  1. 1 Lory 23 dicembre, 2008 alle 9:51 pm

    mi è davvero piaciuto devo dire.. grande Ale..
    però.. ora io non mi vanterei troppo del vostro collettivo.. e non spregerei nemmeno tanto le altre scuole.. non è che voi siete esattemente il meglio del meglio.. e gli altri fanno solo (parola brutta).. cioè.. anche gli altri fanno delle cose che sono intelligenti, e anche voi fate i vostri errori..


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